Bonino: “L’Italia da sola non va da nessuna parte”

Coronavirus

L’intervista

Il dialogo difficile con l’Europa. La senatrice: l’unico vero scontro in atto è tra nazionalisti ed europeisti. L’Olanda usa strumentalmente gli alibi che sono proprio i nazionalisti italiani a fornirle
 


di Antonella Alba Mai come oggi l’Europa è in difficoltà per la risposta alla pandemia da coronavirus. Abbiamo chiesto a Emma Bonino, senatrice della Repubblica ed ex ministro degli Esteri, da sempre europeista convinta, come mai l’Unione europea stenti a fare passi avanti.
 

“Questa crisi insieme sanitaria e economica fa emergere le debolezze di una costruzione europea ferma a metà del guado e nello stesso tempo chiarisce, al di là di ogni ragionevole dubbio, che senza un impegno comune europeo nessun Paese sarà in grado di salvarsi da solo. Non c’è crisi recente che non abbia fatto emergere l’assoluta insufficienza politica, finanziaria e strategica dello Stato nazionale come strumento di governo dell’emergenza. Vede, l’Europa non è un gioco a somma zero, non è vero che quel che guadagna uno, lo perde un altro. L’Europa negli ultimi decenni è cresciuta e quasi tutti i Paesi ne hanno tratto vantaggi imparagonabili a quelli della loro storia recente. La “non Europa” è invece un gioco a somma negativa. Le perdite complessive sono superiori ai guadagni, per la gran parte dei Paesi e dei cittadini.
 
In Europa emerge una divisione tra Paesi dalle economie forti e Paesi dalle economie deboli…
La rappresentazione delle dinamiche europee come di uno scontro tra Paesi deboli e forti, tra il Nord e il Sud, tra “cicale” e “formiche” è fuorviante. L’unico vero scontro in atto secondo me è tra nazionalisti ed europeisti, tra chi ritiene che il ruolo e quindi la sovranità dell’Unione vada affievolita e chi vuole che sia potenziata. L’Italia dal 2018 è stata politicamente egemonizzata da partiti nazionalisti, che prima hanno predicato l’Italexit, a questo fine si sono alleati con i nazionalisti di ogni dove e oggi lamentano il fatto che i nazionalisti di ogni dove si oppongano a una gestione comune della crisi europea.
 
Con l’Eurogruppo del 9 aprile sì è fatto un primo passo verso la soluzione comune dell’emergenza?
L’accordo raggiunto dall’Eurogruppo è un buon accordo. È un passo avanti nella direzione giusta. Penso che il mnistro Gualtieri abbia fatto bene a sottoscriverlo. Non capisco perché poche ore dopo il Governo l’abbia rinnegato. Trovo del tutto sbagliato che il Presidente del Consiglio abbia già annunciato ufficialmente che l’Italia rinuncerà a 36 miliardi di crediti, a tasso praticamente zero, dal MES, in ossequio al veto del M5S. Minacciando pure di non sottoscrivere nel prossimo Consiglio europeo l’accordo negoziato dall’Eurogruppo e quindi mettendo a rischio anche i finanziamenti del SURE e quelli della BEI. Per altro, contestare l’assenza di una solidarietà europea è insensato. La Bce ci sta finanziando in modo decisivo. Secondo i conti di Carlo Cottarelli comprerà entro la fine di quest’anno titoli di stato italiani per 220 miliardi, oltre il 12 per cento del nostro Pil.

Se il dialogo europeo restasse difficile, l’Italia potrebbe mettere in campo misure autonome?
Minacciare come ha fatto Conte: “Se no, faremo da soli” non è solo sbagliato; è proprio impossibile. L’Italia è entrata nella crisi da Coronavirus in condizioni già gravemente deteriorate. Il rendimento dei titoli di stato greci – greci, non tedeschi o olandesi – era già inferiore a quello italiano. Come ho detto, senza il programma di acquisti della Bce oggi l’Italia non avrebbe trovato finanziatori di un deficit inevitabilmente esploso per l’emergenza Coronavirus. L’Italia “da sola” non va da nessuna parte. 

Come spiega il no olandese agli Eurobond?
Io sono per gli Eurobond perché voglio che il bilancio europeo, oggi pari all’1% del Pil, cresca di volume e qualità e che un debito europeo, con titoli emessi dalle istituzioni europee, possa finanziare investimenti di interesse comune: sanità, ricerca, digitalizzazione, reti di trasporto, incentivi per il sistema produttivo… In Italia c’è chi chiede gli eurobond perché una istituzione europea si indebiti con interessi inferiori a quelli che sarebbero praticati all’Italia e poi consegni il credito raccolto al governo nazionale perché ci faccia quello che vuole. L’Olanda usa strumentalmente gli alibi che sono proprio i nazionalisti italiani a fornirle. Per anni hanno sostenuto che la disciplina finanziaria era una schiavitù intollerabile, che il debito poteva essere ripudiato, che l’Italia sarebbe dovuta uscire dall’euro… Ovvio che chi non vuole fare un passo avanti su una gestione comune della crisi europea descriva l’Italia come un Paese che vuole far pagare ai contribuenti di un Paese i benefici finanziari di un altro Paese.
   
La politica italiana continua ad essere divisa sul posizionamento del Paese nel contesto internazionale.
In politica non è mai possibile accontentare tutti. Però bisognerebbe anche evitare di pensare che le soluzioni su cui l’accordo è più largo siano quelle più efficienti e utili all’Italia. Vedo per esempio in alcuni sondaggi emergere un crescente favore dell’opinione pubblica per un posizionamento dell’Italia più equidistante, tra Cina o Russia e asse euro-atlantico. Sarebbe un errore, ancora più grave se incontrasse il favore della maggioranza dei cittadini.
 
Quale metodo suggerisce per avere una Europa più unita?
La perseveranza. Non è la gravità della situazione che si ha di fronte a dirci nulla del possibile futuro. Rossi, Spinelli e Colorni, nel momento più buio della storia del continente, da un’isola sperduta in cui erano prigionieri, videro una direzione possibile della storia europea che i fatti che avevano dinanzi si incaricavano apparentemente di smentire in modo definitivo. Avevano ragione loro.

Fonte Rainews.it

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