Commissione Ue: fermare la sterilizzazione degli Uiguri in Cina

Ieri l’appello degli Usa

“Qualora la pratica della sterilizzazione forzata fosse confermata, in quanto costituisce una grave violazione diritti umani, allora dovrà essere fermata immediatamente e i responsabili dovranno essere portati davanti alla giustizia”

Il tema della pratiche di sterilizzazione e aborto forzati contro gli Uiguri ed altre minoranze nella regione dello Xinjiang, “sono stati più volte sollevati con le autorità cinesi ad alto livello e in forum internazionali. Qualora la pratica della sterilizzazione forzata fosse confermata, in quanto costituisce una grave violazione diritti umani, allora dovrà essere fermata immediatamente e i responsabili dovranno essere portati davanti alla giustizia”.Così una portavoce della Commissione Ue. 

La stessa portavoce ha poi ribadito la richiesta alla Cina a permettere “agli osservatori indipendenti di fare delle ispezioni e condurle in modo trasparente e obiettivo”.

Pompeo, Cina cessi sterilizzazione forzata Uiguri
Gli Usa chiedono alla Cina di mettere fine “immediatamente” alle pratiche di sterilizzazione e aborto forzati contro gli Uiguri ed altre minoranze nella regione dello Xinjiang, denunciate ieri nello studio del ricercatore tedesco Adrian Zenz, e sollecitano “tutte le altre nazioni ad unirsi agli Stati Uniti nel chiedere la fine di questi abusi disumanizzanti”. Rivelazioni che il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha definito “scioccanti”. 

A scatenare la nuova polemica è lo studio del ricercatore tedesco Adrian Zenz, basato su un mix di dati regionali ufficiali, documenti politici e interviste con donne di minoranze etniche dello Xinjiang. Stando alla sua indagine, le donne uigure e di altre minoranze etniche subiscono sterilizzazioni forzate e sono minacciate di internamento nei campi di lavoro se rifiutano di abortire quando il nascituro eccede le quote legali delle nascite, ossia due per famiglia. Quelle che ne hanno meno di due di solito sono state costrette ad accettare la spirale intrauterina. In alcune comunità di minoranze rurali le donne sono sottoposte a frequenti visite ginecologiche obbligatorie e a test di gravidanza ogni due mesi. La Cina, scrive Zenz, sembra usare il controllo coercitivo delle nascite nello Xinjiang “come parte di un più largo piano d’azione di dominazione etnico-razziale”.   

“Queste scoperte sollevano serie preoccupazioni se le politiche di Pechino nello Xinjiang non rappresentino, in termini fondamentali, ciò che potrebbe essere caratterizzato come una campagna demografica di genocidio in base alla definizione Onu”, prosegue lo studio. Per la Cina si tratta di accuse senza fondamento.

Fonte Rainews.it

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