Coronavirus, Commissione Ue: tracciamento via app solo se volontario

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Linee guida

La Commissione raccomanda agli Stati membri che un sistema di ‘contact tracing’ sia applicato su base volontaria e il comitato europeo per la privacy chiede il rispetto dei regolamenti di tutela dei dati personali. In Italia, è in dirittura d’arrivo la scelta del sistema di tracciamento, mentre scienziati sono scettici sull’efficacia delle app non obbligatorie

L’Unione europea è d’accordo sull’utilizzo di app per monitorare l’andameno della pandemia di coronavirus e favorire la mobilità dei cittadini, ma sottolinea che l’uso di “tali applicazioni mobili dovrebbe essere volontario per le persone, in base al consenso degli utenti e nel pieno rispetto della regole della privacy europea e della protezione dei dati personali”.

E’ quanto si legge nelle raccomandazioni della Commissione agli Stati membri per l’uscita dal lockdown dovuto al coronavirus.

“Le applicazioni possono aiutare a interrompere le catene di infezione e ridurre il rischio di ulteriore trasmissione del virus trasmissione – si legge nel documento – dovrebbero quindi essere un elemento importante nelle strategie messe in atto dagli Stati membri. L’uso di tali applicazioni mobili dovrebbe essere volontario per le persone, in base a consenso degli utenti e nel pieno rispetto della privacy europea e della protezione dei dati personali. Quando utilizzano le app di tracciamento, gli utenti dovrebbero mantenere il controllo dei propri dati. Le autorità sanitarie nazionali dovrebbero essere coinvolte nella progettazione del sistema”. 

Il comitato Ue: scelta individuale
Il comitato Ue per la privacy (Edpb) accoglie la proposta della Commissione europea sulle linee guida per le app di tracciamento a sostegno della lotta al coronavirus, ma richiama anche a una maggiore “attenzione al fine di ridurre al minimo le interferenze con la vita privata”. Lo si legge in una lettera del comitato indirizzata alla Commissione, in cui sostiene la proposta che resti una scelta individuale acconsentire all’uso delle app. “Un approccio paneuropeo e coordinato – dichiara Andrea Jelinek, la presidente dell’Edpb – contribuirà a garantire lo stesso livello di protezione dei dati per ogni cittadino europeo, indipendentemente da dove vive”.

Rispetto dei regolamenti
In particolare l’Edpb fa appello ad uno sviluppo delle app realizzato in modo responsabile, “documentando con una valutazione l’impatto sulla privacy in base all’implementazione della “protezione dei dati fin dalla progettazione e protezione per impostazione predefinita” dei dispositivi. L’Edpb ha sottolineato la necessità di essere coinvolto in tutto il processo per garantire la corretta applicazione del Gdpr  – il Regolamento europeo sulla privacy – e della direttiva sull’e-privacy. Nei prossimi giorni il comitato pubblicherà le proprie linee guida sugli strumenti di geolocalizzazione e tracciamento. 

L’app italiana
Sembra ormai scontato che anche l’Italia si doterà di un’app per il tracciamento in funzione anti-contagio. Il lavoro della task force di 74 esperti, istituita dalla ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, si è chiuso la scorsa settimana e tra le 319 offerte arrivate ci sarebbe un progetto in pole position, del fisico Luca Foresti. Ma le decisioni spettano al governo nella sua collegialità, ha ribadito Pisano. L’app avrà un ruolo centrale nella  ‘fase due’, di riapertura del Paese, su cui si sta concentrando la task force guidata da Vittorio Colao. 

Bluetooth piace a Bruxelles
Oggi scade anche il termine per la presentazione a Bruxelles delle ‘cassette degli attrezzi’ elaborate dagli Stati membri per trovare un coordinamento a livello europeo e l’Ue al centro mette la tutela della privacy, con la tecnologia Bluetooth vista come la più indicata, perché cattura solamente il momento dell’incontro, l’avvicinamento tra due cellulari che potrebbe far risalire alla catena dei contagi.

Ricercatori: app, strategia incerta  
Isolamento dei malati e tracciamento dei loro contatti, restrizioni ai confini e distanziamento sociale saranno i tre punti fermi per gestire la riapertura dopo il lockdown. Ma su come attuarli praticamente c’è ancora molta incertezza ed è probabile, secondo la comunità scientifica, che si procederà per tentativi ed errori, come segnala un articolo sul sito della rivista Science.

Singapore, Hong Kong e Corea del Sud hanno identificato e isolato i casi all’inizio, tracciato e messo in quarantena i loro contatti, ma i ricercatori dicono che si tratta di una strategia basata su test di massa, mentre tracciare i contatti non è così facile. Le app degli smartphone potranno aiutare a identificare automaticamente le persone che hanno avuto contatti con chi ha l’infezione, ma i Paesi occidentali devono ancora implementare questi sistemi.

Inoltre, precisa l’articolo, “a meno di rendere obbligatorie queste tecnologie come fatto in Cina, come potrà un Paese essere sicuro che abbastanza persone scarichino la app? E come contare esattamente i contatti?”, si chiede l’epidemiologo Nicholas Davies della London School of Hygiene. E ancora, “i visitatori stranieri sono più difficili da tracciare, oltre al fatto che si fermano in hotel e visitano luoghi a rischio di contagio”, sottolinea Alessandro Vespignani, della Northeastern University. 

Fonte Rainews.it

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