Cos’è la net neutrality

Alla base di Internet così come oggi lo conosciamo c’è la sua apertura. Il funzionamento della Rete delle Reti si basa su standard aperti, pubblicamente disponibili e accessibili a chiunque, così che i dati in transito vengano trattati sostanzialmente allo stesso modo. Questa concezione della Rete – cui molti si riferiscono con il nome di net neutrality – ha permesso, negli anni, lo sviluppo di applicazioni e servizi, che hanno rivoluzionato il modo in cui si comunica e si scambiano informazioni – basti pensare alla posta elettronica, ai blog, all’e-commerce, allo streaming video e ai social network.Cos’è la net neutralityQuello di net neutrality (abbreviazione di network neutrality, neutralità della Rete in italiano) è un concetto introdotto ad inizio 2000 ma realmente formalizzato solamente nel 2005 su iniziativa della Federal Communications Commission (FCC, commissione federale delle comunicazioni) statunitense.  Alla base della regolamentazione proposta dalla FCC, il principio che gli Internet Service Provider (ISP, fornitore dei servizi di Internet) e i governi mondiali debbano trattare tutti i dati della Rete in modo neutrale, senza alcun discrimine in base agli utenti, ai contenuti, siti, piattaforme o applicazioni utilizzate per accedervi.Le regole dell’Open InternetLa formalizzazione del 2005 da parte della commissione federale arriva per mezzo del Broadband Policy Statement (conosciuto anche come Internet Policy Statement). In questo brevissimo regolamento sono definiti i quattro principi dell’Internet aperto, “per incoraggiare lo sviluppo della banda larga, per preservare e promuovere la natura libera, interconnessa e pubblica della Rete”. Secondo il broadband policy statement, gli utenti sono autorizzati ad accedere a contenuti legali di loro scelta; utilizzare applicazioni e servizi che non violino la legge senza alcuna restrizione; utilizzare dispositivi scelti da loro per connettersi alla Rete, a patto di non danneggiarne l’infrastruttura; favorire la concorrenza tra fornitori di Rete, fornitori di applicazioni e servizi e fornitori di contenuti.Negli anni successivi la federal commission ha inoltre stabilito tre leggi basilari dell’open Internet. La Rete si basa sul concetto di trasparenza, sul divieto di blocco e sull’impossibilità di discriminare senza alcuna ragione. La trasparenza deve essere assicurata dagli ISP, che devono fornire informazioni esaustive sui loro servizi a banda larga. Gli stessi fornitori di servizi Internet non possono bloccare contenuti, servizi e applicazioni che rispettino i canoni di legge, così come non possono impedire l’accesso alla Rete con dispositivi “innocui”. Non ci potrà essere, di conseguenza, alcuna discriminazione: agli utenti deve essere garantito l’accesso alla banda larga nel caso in cui sia utilizzata per la trasmissione di dati non illegali.I sostenitori della net neutralityTra i sostenitori di questi principi troviamo associazioni a tutela dei consumatori, organizzazioni per la difesa dei diritti umani e alcune delle maggiori società e aziende attive nel settore dell’alta tecnologia. Yahoo!, Microsoft, Google, eBay e Amazon fanno parte del novero di queste società. Banda larga Google ha anche dato una propria definizione di net neutrality, affermando che questo principio assicura che l’utente mantenga il controllo sul contenuto cui vuole accedere. Tra gli altri sostenitori troviamo anche Tim Berners-Lee, padre del World Wide Web.Gli oppositori della net neutralityNella schiera degli oppositori all’open Internet troviamo, prima di tutto, i maggiori ISP e provider delle telecomunicazioni di tutto il mondo. Non è affatto un caso che tra i maggiori finanziatori dei gruppi anti-net neutrality ci sia AT&T, una delle maggiori compagnie telefoniche statunitensi. Al loro fianco troviamo il Cato Institute e il Goldwater Institute, alcuni dei maggiori produttori mondiali di hardware e infrastrutture di Rete.Questi sostengono che, a causa della net neutrality, la privacy e i dati personali degli internauti siano esposti a gravi pericoli. Gli investimenti necessari allo sviluppo e al mantenimento della banda larga, inoltre, sarebbero frenati dall’antieconomicità delle norme dell’open Internet.

Fonte Fastweb.it

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