Covid-19, oltre 2 milioni di casi nel mondo e 130 mila morti. L’Unione Europea cauta su fase 2

Sono più di 2 milioni i casi di coronavirus e oltre 137mila le vittime nel mondo, secondo i dati della Johns Hopkins University e circa la metà  sono stati registrati in Europa.

Gli Stati Uniti hanno il primato come numero di casi, (circa 640mila) e di decessi (oltre 26.000 vittime). Il governatore di New York, Cuomo, è pronto a firmare un ordine esecutivo, che obbliga tutti gli abitanti ad indossare una mascherina o una copertura per naso e bocca in pubblico.

In Europa sono più di un milione i casi registrati. Prima la Spagna con oltre 180mila casi di Covid19, segue l’Italia con oltre 165mila, mentre la Germania supera i 134mila casi, circa quanto la Francia, e il Regno Unito è vicino ai 100mila casi. Per quanto riguarda i decessi l’Italia detiene il triste primato con oltre 21.600 decesii, segue la Spagna con circa 19mila, (anche se risultano in calo le vittime giornaliere), la Francia con oltre 17mila e il Regno Unito con circa 13mila morti.

L’Unione Europea insiste sulla necessità di una revoca “graduale” e “coordinata” delle misure di contenimento del coronavirus negli Stati membri e della riapertura delle frontiere, che abbia al centro la salvaguardia della salute dei cittadini e punti alla ripresa economica.

Ieri Ursula von der Leyen e Charles Michel hanno presentato la “Roadmap per l’uscita dalla paralisi da Covid-19”, documento congiunto di Commissione e Consiglio europeo. “Ispirate dal buon senso e dai dati scientifici”, le linee guida contenute nella roadmap sono volte soprattutto ad un’uscita all’insegna della prudenza e con un approccio progressivo: non tutti i Paesi allo stesso tempo, ma tutti “nello stesso modo”, ha sottolineato Michel, anche se non esiste ancora un calendario.

Una tabella di marcia senza date, anche perché le decisioni sulle riaperture sono una prerogativa nazionale, una materia su cui Bruxelles ha poca voce in capitolo, se non quella di coordinamento. E infatti le capitali europee stanno già in parte riavviando alcune attività.

A Bruxelles si è discusso inoltre dello sviluppo delle App contro il contagio e del loro utilizzo su base “volontaria” e con una raccolta dati in forma “anonima e aggregata”. Secondo l’Unione Europea le App “possono aiutare a interrompere le catene di contagio in modo più rapido ed efficiente rispetto alle misure generali di contenimento, riducendo il rischio di diffusione massiccia del virus” e, di conseguenza, dovrebbero essere un “elemento importante nella strategie d’uscita” dalla quarantena “integrando altre misure come l’aumento delle capacità di test”. Ma sempre nel rispetto della privacy dei cittadini.

Fonte Salute.gov.it News

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